Franco Gentilucci (2004)

Dodecalogo - Appunti metafisici sull’opera di Rolando Zucchini
GALASSIE ad X
1) Se gli angeli piangono, rare lacrime penetrano sulla superficie bianca e lì rimangono, inalterate, a ricordo di una disperazione senza tempo.


2) Le opinioni del vento sono instabili, ma lo spazio della pittura ha un ordine segreto e contagioso: lo si legge, forse non per tutti, tra i confini materici dello spazio dipinto.
3) La mia vita senza me stesso sarebbe rara sciagura, mi aspetto di tutto dall’aldilà: e intanto provvedo a lasciare dei segni incancellabili, piccole meteoriti a caccia di un luogo nel deserto, dove rimarranno per sempre. E’ questo, certo, il desiderio dell’artista.
4) Presenza di misteriose biglie nel deserto senza colore, immobili ma tenacemente spinte da un’energia sotterranea in direzione di presunti punti cardinali.
5) Una costellazione fissa per sempre in un proprio ordine planetario… Ma sotto la superficie materica un vibrare febbrile potrà calamitare sul fondo non più visibile gli indenni satelliti amati dall’artista.
6) Alcuni pericoli sono indispensabili: i piccoli globi cerulei spariranno lasciando minuti crateri, o sono destinati ad una relativa eternità? Come tradurre queste immagini? Dico che l’unico modo di definire una verità assoluta è di inventarne una propria.
7) Autopsia festosa di un paesaggio terminale. I segni della vita vissuta lasciano tracce di libera pittura e minuscole sfere spaziali. Qui l’arte ha reso visibile anche l’invisibile.
8) Lembi di preistoria, trame di età sepolte, si rivelano sorvolando la pianura bianca e deserta. L’attesa di un segno di vita si accende quando la pupilla delle perle di cristallo ci fissa interrogativa: chi siamo?
9) Disponibile, e privo di pregiudizi, leggo gli spazi dipinti come metafora di una segnaletica metafisica, ancorata al passato remoto – e a un futuro dilaniato dai disastri di una guerra. L’artista crea, prevede, esorcizza.
10) In questo mondo pietrificato le facoltà creative dell’artista trovano pieno dispiegamento proprio nell’energia conservata e consumata dall’immagine senza colore. Il colore non ha spazio, ma in questo scenario sospeso lo immagino premere dal fondo, dove nel contesto bianco si formano incrinature e fessure invisibili.
11) Ho un soprassalto di memoria ricordando il calamitoso romanzo “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse. L’artista è il Ludi Magister, maestro di gioco che gioca con tutti gli elementi forniti dagli altri segni e dai sottili suggerimenti.
12) Gli spessori di questa ancora ignota geografia sono ancora aristocrazia estetica o nascondono e rivelano un messaggio definitivo?