Rolando Zucchini muove la sua pittura su spazi ampi e con la consumata saggezza della provocazione. Ma non intesa quest’ultima quale condizione per suscitare "le scandale" sebbene proprio nel suo significato più letterale di "chiamare fuori".
Perché Rolando Zucchini vuole e sa mettersi a distanza dal luogo comune del non figurativo o dell’irrazionale per agire piuttosto su moduli che danno all’oggetto rappresentato una consistenza quasi ideologica: smembramento di armonie, squilibrio di sospensioni, asimmetria di linee, imprudenza di accostamenti, intemperanze logiche caratterizzano l’arte di Rolando Zucchini che non cede ai canoni sacramentali della "cattiveria informale". Con in più la massima provocazione di una consonanza cromatica decisamente bella e seducente. I colori in questa dissociazione concettuale sono squisiti; sapientemente dosati, accostati con estrema sensibilità quasi appunto a voler provocare scuole ed accademie, didattiche e conformismi, radicalismi e ammutinamenti, dogmatismi e liturgiche severità mostrando ironia e passione, equilibrio e derisione, maestria e prepotenza, riflessione e ricusazione, interpretazione e sarcasmo.