Negli Orizzonti di Rolando Zucchini, carichi al tempo stesso di slancio poetico quasi neo-romantico per intonazione e di sperimentazione materico-espressiva tutt’altro che tradizionale, si assiste ad una sorta di doppia trasfigurazione: da un lato, il desiderio di evocare – specie nelle tavole condotte sulla falsariga della monocromia – le suggestioni simbolico-visive emanate dagli elementi antropico-naturali vissuti dal pittore a contatto con la terra e con i borghi dell’Umbria, dall’altro, nei dipinti pervasi da un cromatismo più mosso e contrastato, l’anelito ad esprimere le profondità altrimenti inavvicinabili delle lontananze cosmico-siderali.
Una serrata e sovente irrisolta dialettica, quindi, tra il bisogno di radicamento entro un rassicurante e avvolgente orizzonte e la consapevolezza di quanto quello stesso orizzonte evochi un’immensità per più versi inquietante che può addirittura sovvertire ogni tentativo di costruire un equilibrio.