L’esigenza di superare i limiti dell’arte come imitazione del reale – con le inevitabili esasperazioni accademiche – per assegnarle un ruolo di evocazione e suggestione, è presente largamente in tutta la Storia dell’Arte; nel Novecento si definisce come Astrazione, in direzione lirica ( Informale ) o, sulla scorta dello Strutturalismo, in senso logico-matematico ( Geometrico, Programmatico, Cinetico ).
La validità della proposta lungo tutto l’arco del secolo è testimoniata non solo dalla longevità storica degli artisti più rappresentativi, ma anche dai frequenti “ritorni” che le nuove generazioni operano verso la purezza iniziale dell’Astrattismo.
Rolando Zucchini ( di cultura matematico-strutturalistica; di espressione lirico-cromatica ) ha avuto con l’arte astratta un rapporto di immediato innamoramento, che lo ha portato a verificare, del genere, tutte le possibili valenze, sia singolarmente che in intima connessione tra di loro, fino a proporsi come uno dei più validi protagonisti dell’ultima stagione di "astratti" .
Il rigore logico-matematico della struttura di base si manifesta soprattutto nell’impianto geometrico delle costruzioni, sia che si tratti di forme compiute realizzate in vista dell’opera finale, sia che si tratti di recuperare oggetti precostituiti che, calati nell’opera, perdono ogni trasparenza di lettura per diventare pure forme; il gusto quasi sensuale della pittura e dei giochi cromatici si esercita continuamente nelle velature monocrome di supporto, alimentate da un’infinita gamma di toni interni al valore scelto; il gusto, infine, esplosivo del colore per sé si manifesta negli squarci che rompono l’unità compositiva e rinviano ad altre possibili ricostituzioni dell’armonia.