Ci siamo sempre fermati alle soglie di città favolose, geometrie del sogno, dove l’iride muore e regna il colore, non rapporto o sensazione, ma unica forma di vita. Abbandonando i selciati usuali si riscopre dunque questa città del sole nella pittura di Rolando Zucchini, questo sagomato labirinto di illusioni, questi squarci dove hai vissuto una vita prenatale in un limbo di materia non aggressiva ma pulsante e varia.
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Nelle opere di Rolando Zucchini ogni stratificazione deriva dalla cernita preordinata degli elementi e da una precostruzione degli ambiti, divisi omogeneamente per linguaggi; come in un rilievo stratigrafico ogni parte è in sé autonoma ma tende a fare sistema. Sicchè ogni insieme risulta razionalizzato da un severo spirito geometrico e contemporaneamente vivificato dal rapporto determinante con la materia, con una fisicità forte, perfino eccessiva, a tratti, nella sua esuberanza.
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Sono sempre affascinato dal linguaggio pittorico che sappia porsi come pratica del dubbio e nello stesso tempo anteponga al fenomeno formale l’energia del pigmento. E’ questo il caso di Rolando Zucchini, un artista che si muove secondo i binari della tradizione astratta con una sua autentica capacità di inquinarli, se così si può dire, di aggredirli con le magie simboliche della riflessione e con i sottili onirismi della mente.
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Rolando Zucchini muove la sua pittura su spazi ampi e con la consumata saggezza della provocazione. Ma non intesa quest’ultima quale condizione per suscitare "le scandale" sebbene proprio nel suo significato più letterale di "chiamare fuori".
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La pittura possiede, nella storia delle sue trasformazioni, il sogno stesso della pittura, forse la nostalgia di un linguaggio liberato dai codici, totale, giunto una volta per tutte sull’estremo limite dell’espressività. Non so analizzare tutto ciò se non richiamandomi ad una "comunicazione profonda", che trascura e trascende gli strati superficiali dell’essere e si sviluppa nelle falde sotterranee dell’io, senza per questo toccare la surrealtà dell’inesistente.
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L’esigenza di superare i limiti dell’arte come imitazione del reale – con le inevitabili esasperazioni accademiche – per assegnarle un ruolo di evocazione e suggestione, è presente largamente in tutta la Storia dell’Arte; nel Novecento si definisce come Astrazione, in direzione lirica ( Informale ) o, sulla scorta dello Strutturalismo, in senso logico-matematico ( Geometrico, Programmatico, Cinetico ).
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Rolando Zucchini ha fatto suo il credo dell’astrattismo sin dalle sue prime esperienze; e l’impianto di base è stato certamente quello delle geometrie, specialmente nelle impalcature strutturali dell’opera.
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Traversando la calda stagione dei primi anni Ottanta, consegnati oramai alla memoria come periodo di ritorno ad un linguaggio pulsionale che dall’intimo deborda ad un supporto variamente articolato, operando in quegli anni, dicevamo, Rolando Zucchini direziona le proprie indagini su di un versante astratto-materico nel quale è già insita, a mio avviso, una costante della sua poetica, ovvero il concedersi all’arte con progettualità ed intenti emozionali ad un tempo.
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Negli Orizzonti di Rolando Zucchini, carichi al tempo stesso di slancio poetico quasi neo-romantico per intonazione e di sperimentazione materico-espressiva tutt’altro che tradizionale, si assiste ad una sorta di doppia trasfigurazione: da un lato, il desiderio di evocare – specie nelle tavole condotte sulla falsariga della monocromia – le suggestioni simbolico-visive emanate dagli elementi antropico-naturali vissuti dal pittore a contatto con la terra e con i borghi dell’Umbria, dall’altro, nei dipinti pervasi da un cromatismo più mosso e contrastato, l’anelito ad esprimere le profondità altrimenti inavvicinabili delle lontananze cosmico-siderali.
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Dodecalogo - Appunti metafisici sull’opera di Rolando Zucchini GALASSIE ad X 1) Se gli angeli piangono, rare lacrime penetrano sulla superficie bianca e lì rimangono, inalterate, a ricordo di una disperazione senza tempo.
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Gesti di giugno La personalità di Rolando Zucchini è presupposto fondamentale per l’interpretazione della sua pittura giunta ad una gestualità essenziale e fortemente emotiva.
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Gesti di giugno
C'è un mondo che se ne sta chiuso in cartelle di fogli di carta, tu le apri ed ecco che foglie essiccate in un erbario riprendono linfa e fanno capriole nell'aria, cieli rubati all'infanzia diventano attuali e veramente celesti, e le rose ricominciano a profumare…
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