Dicembre 2010 - N° 96 - Rosario Bruno

 

                       Alla Galleria Monogramma di Roma

                                                          Rosario Bruno

                                         Volti d'Italia ... a mia immagine

Le sagome, in sé semplici, sono complesse nei loro rapporti di reciprocità. La luce è riflessa, le ombre proiettate; ogni pezzo è un’entità fatta di una sequenza di moduli; ogni pezzo, nel suo insieme è armonioso e a null’altro ci riporta se non alla gioia della forma in sé che nasce dalla  mente dell’artista 

 

Si è inaugurata il 12 novembre alla galleria di arte contemporanea Monogramma di Roma la mostra personale dell’artista siciliano Rosario Bruno che ha per titolo: Volti d’Italia… a mia immagine. La mostra è stata accompagnata da un catalogo con la presentazione critica di Marina Giordano, che così spiega il lavoro dell’artista.

<< Rosario Bruno predilige alcuni dei generi artistici piu' tradizionali, la natura morta, il nudo femminile e soprattutto il ritratto, ma li declina in modo del tutto personale, coniugandoli a una tecnica in bilico tra pittura e scultura, quella del cartone romano (meglio nota come cartapesta, anche se tra le due definizioni vi sono sottili differenze), molto usata a partire dal Settecento specialmente nel Sud Italia per la creazione di statue sacre e apparati effimeri nelle feste religiose, ma anche per maschere e carri del Carnevale. Da un paziente lavoro di costruzione nasce l'opera, che visivamente si presenta come la trasposizione in termini di volume e spazio di un grande mosaico, un'arena in cui segni e solchi s'incrociano, si avvicendano, tracciano i confini tra i singoli brani di un volto o di un oggetto, simili a un cretto il cui processo di disgregazione e' sublimato dalla fascinazione del colore. In un continuo alternarsi di pieni e vuoti, volumi e superfici, plasticità  e bidimensionalità. Quel che unisce i personaggi di Bruno e' il giocare a nascondino con le loro identità. Partendo spesso da immagini celebri, come nel caso di personaggi storici legati all'Unità  d'Italia (Garibaldi, Mazzini, Cavour …) egli tende a farli divenire icone, volti senza occhi e senza sguardo, tipi umani, per certi versi assenti, pur con la loro colorata presenza, simulacri, epifanie, visualizzazioni che affiorano da un ricordo o da una memoria collettiva. Solo in alcuni casi affida l'individuazione, la riconoscibilità  del soggetto alla parola, al nome del personaggio che campeggia come un'insegna o uno slogan sulla sua testa o in basso come un epitaffio, come una didascalia. Tra il serio e il faceto, a metà  tra l'omaggio e il tono burlesco, Bruno gioca a comporre le tessere dei suoi puzzle, ma lo fa con la maturità e la naturalezza di chi possiede nelle sue mani il potere dell'artista faber, del creatore che manipola la materia per trasformarla in opera d'arte. Non esita neanche a parlarci di se', inserendo in questa serie di lavori anche degli autoritratti, entrando, dunque, in prima persona in questo processo di astrazione e decantazione dell'io, in una spersonalizzazione non radicale ma sottile, in cui la riconoscibilità  delle fisionomie, pur evidente, convive con una tendenza alla tipizzazione.
Le sequenze di volti accostati come multipli in alcune serie offrono allo spettatore un repertorio di visi frammentati, identità a pezzi, spesso dissimili solo per qualche dettaglio della posa o per le gamme cromatiche dominanti, quasi una riproposizione, un omaggio alle icone pop di Andy Warhol, alle sue Marilyn e alle sue Liz, ai Mao e agli Elvis, facendoli, però, riemergere dalla piattezza serigrafica del maestro americano attraverso lo spessore della cartapesta. Giocosa ironia e riflessione, sorriso e malinconia si fondono, dunque, nelle opere di Bruno Rosario che, dietro un'apparenza ludica, cerca di rimettere insieme i brandelli di uomini, cose e ricordi, cultura alta e popolare, storia ufficiale e memoria personale, in un costante esercizio di costruzione nel quale egli dà  forma e visibilità  al tema del doppio, alternando identità  e anonimato, colore e segno, se stesso e gli altri, offrendoci così' una caleidoscopica galleria di ritratti … a sua immagine. >>
La mostra resterà aperta fino all’otto dicembre.

 

 
Breve biografia:
Rosario Bruno è nato a Siculiana (Agrigento, 1945), dopo il diploma all'Istituto d'arte di Sciacca (città dalla celebre attività carnascialesca) si trasferisce a Roma a metà degli anni Sessanta (1965 / 1967), dove entra in contatto con l'ambiente artistico della capitale. Il linguaggio di matrice pop allora dominante incide sul suo immaginario, ma egli guarda con interesse soprattutto a quegli autori, come Mimmo Rotella, impegnati in interventi sui materiali, sulla loro fisicità  legata a un processo di trasformazione dell'immagine. La prima personale e' a Brescia nel 1969, ma e' agli inizi degli anni Settanta che, abbandonata la pittura tout court, si dedica all'uso della carta, tappa finale di un processo lento, meticoloso, quasi artigianale che parte da un modello in argilla per passare poi al calco in gesso, a sua volta supporto per quello stratificarsi di carta e colla, pagine di giornali, ritagli, fogli leggeri e colorati, tasselli accostati secondo le più varie nuance di colori, costruiti bendando e svelando le figure, facendo scaturire dalla materia bruta, come in un processo di trasformazione alchemica, la solenne perentorietà di una scultura a tutto tondo, di un busto o di un bassorilievo.