Giugno 2010 - N° 90 : Oriano Zampieri

   

               Allo studio arte Fuori Centro di Roma

                                   Oriano Zampieri
                                               
Tra terra e cielo

Allo studio arte Fuori Centro di Roma chiude il 4 giugno la personale di Oriano Zampieri.  La mostra, è il quarto appuntamento di Sguardi eccentrici, ciclo tematico di approfondimento, ideato dal critico Loredana Rea in occasione dei dieci anni di attività dello spazio espositivo.
Nell’arco di tempo compreso tra febbraio e giugno cinque artisti – Alfa Pietta, Salvatore Giunta, Salvatore Lovaglio, Oriano Zampieri e Giancarla Frare – differenti per formazione, scelte operative, metodologie espressive e progettualità di lavoro, si confrontano per evidenziare l’importanza di una pratica di continuo e ricercato sconfinamento, strettamente connessa alla molteplicità linguistica della sperimentazione contemporanea. Quello proposto è dunque un percorso assolutamente permeabile in cui gli artisti invitati presentano le loro opere come i segni inequivocabili della complessa articolazione di un mosaico linguistico capace di creare interessanti commistioni, raffinate decontestualizzazioni e seducenti alterazioni, per esprimere tutta la disorientante molteplicità di questo nostro tempo. L’intento critico è quello di riflettere sul bisogno di contaminazione, che sembra caratterizzare in maniera assolutamente determinante la ricerca contemporanea, intesa non solo come volontà di uscire da canoni espressivi e tecnici considerati tradizionali per raggiungere una maggiore libertà di azione, ma anche come necessità di focalizzare l’attenzione su dettagli che altrimenti sfuggirebbero, per delineare i confini di un territorio ampio in cui prospettive differenti trovano sempre nuove declinazioni.
Per questa esposizione Oriano Zampieri ha costruito un evocativo omaggio al Mediterraneo, luogo dell’identità originaria e possibilità di recuperare la consapevolezza della propria identità. Tra la terra e il cielo, sono racchiuse le motivazioni di antiche civiltà e di suggestive ritualità, a dare forma a quelle immagini lentamente sedimentatesi nella memoria.
Nelle opere l’artista che ha realizzato per questa nuova esposizione, al di là del comprensibile piacere del fare, inevitabilmente legato alla ceramica, materia elettiva d’espressione, si avverte il senso profondo della continuità tematica, che senza dare spazio a facili citazionismi lo guida nella creazione delle sue forme fittili. Il proposito è quello di tracciare i confini di una dimensione narrativa, che partendo dal vissuto personale si fa paradigma di esperienze comuni.

                                                     

                       


 

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                Alla  galleria Artanda                                                               
                            
               
Martha Nieuwenhuijs 

                

         Tra eros e logos

Alla galleria Artanda di Acqui Terme si è inaugurata il 22 maggio, e resterà aperta fino al 19 giugno, la mostra personale di Martha Nieuwenhuijs che ha per titolo Tra eros e logos.

 

                                                     Di Vincenzo Ampolo

 

La prima volta che ho avuto modo di attraversare i territori artistici di Martha Nieuwenhuijs ho provato la netta sensazione d’avere già esplorato le immagini e l’inconsueto sentire che, naturalmente, a queste si accompagnano. Registro il prevalere di figure femminili, giovani donne diversamente atteggiate ed agghindate, dagli occhi bassi, socchiusi o pieni di sentimenti facilmente intuibili: curiosità, allegria, amore, paura, tristezza, estasi, smarrimento e mille altre sfumature emotive, realizzate con pochi tratti, apparentemente casuali. Quegli occhi sembrano di volta in volta parlarmi, interrogarmi, accusarmi di qualcosa, scavano nel più intimo dei miei recessi, riportando ed evocando ricordi, passioni, desideri che credevo perduti per sempre nell’incalzare frenetico del tempo. I vestiti delle donne sono di un’eleganza e di una ricercatezza senza pari. A volte semplici, a volte particolarmente elaborati, passando da quelli esotici di un kimono a quelli rituali di candidi abiti da sposa. Vi sono abiti per tutte le occasioni, dalle più ludiche e sociali alle più intime e private. Ma spesso i vestiti si aprono o vengono lasciati cadere, svelando la nudità di un corpo senza più difese se non quelle delle parole che aleggiano intorno… come per incanto, le parole emergono, solitarie nel cielo, come scritte sui muri o come funamboli ubriachi su fili tesi a collegare opposte realtà abitative. Appena sussurrate o urlate a perdifiato appaiono, per poi dissolversi nel nulla, finendo per confondersi con ciò che prevale, che vive. Come nella ripetizione di un sogno-favola, di una ninna nanna o di un mantra, le parole, la loro eco, rimane sospesa, aggiungendo senso al senso, meraviglia a meraviglia, nostalgia a nostalgia.
Nata in una famiglia di artisti, Martha Nieuwenhuijs, sin da piccola, ha educato il suo sguardo al segno ed al senso, guardando i quadri appesi alle pareti di casa e ascoltando i dialoghi sull’arte, la musica, la scrittura, la filosofia, la politica. Da questo terreno di coltura e di cultura è nata una vegetazione, spesso complessa ed intricata, all’interno della quale si è fatta strada, in “un processo lento e graduale”, un nuovo e inaspettato fiorire, capace di colonizzare ogni spazio, di utilizzare ogni energia e di svelare e rivelare uno splendido ed inedito paesaggio. Ogni dipinto non racconta solo una storia, la rievoca, ce la fa rivivere in modo che rimanga una narrazione poetica, qualcosa capace di accompagnarci, nei giorni tristi come nelle notti insonni, qualcosa a cui aggrapparsi, per ritrovare l’eros infantile seduto accanto al logos della maturità.
Una produzione originale facilmente riconoscibile perché legata al sentire dell’artista tra felicità e sofferenza, fra narrazione, quotidianità, travaglio, poesia e sogno… certo è l’emozione l’elemento caratterizzante il lavoro di questa grande artista.“ … L’emozione che si prova davanti ad un’opera nasce dall’emozione, quella stessa che ha mosso l’artista. E’ l’emozione che crea l’emozione. Il contenuto è altrettanto importante del colore, del segno. Non il soggetto, il tema, ma lo sguardo sul soggetto.”
Stiamo parlando di un complesso di sensazioni che non si possono spiegare se non con l’attribuire valore ad una sensibilità che sa vedere, sentire, esprimere il proprio vissuto emozionale. L’aspetto istintivo della coscienza individuale costruisce, attraverso la memoria emotiva, una storia segreta della nostra vita, che diverge, quando non vi si contrappone, dalla storia ufficiale, legalizzata e socialmente riconosciuta. Questa storia segreta è sempre molto più vera, inquietante e sovversiva di quella legata alla professione, ai ruoli e alle apparenze di un supposto ordine vitale.

Breve biografia:
Martha Nieuwenhuijs è nata ad Amsterdam nel 1946 in un contesto famigliare che la coinvolgerà, sin dalla tenera età, direttamente nelle problematiche artistiche più all’avanguardia e la porterà a soggiornare in diversi paesi europei. Da Parigi, dove ha passato la giovinezza, si trasferisce a Torino nel 1966, dove si laurea in Scienze Politiche.
Nei primi anni ‘70 inizia le sperimentazioni con la Fiber Art per indagare le potenzialità espressive di questo medium, nello stesso tempo promuove eventi per la sua diffusione in Italia in un instancabile lavoro di ricerca che durerà oltre vent’anni, "periodo in cui produce opere importanti, che assumono quasi il significato di un manifesto personale per affermare il proprio sostegno ad un’espressione inizialmente pressoché ignorata dai grandi musei" (Silvana Nota, 2008). In questo ambito ha ideato nel 1998 la Biennale Internazionale di Fiber Art Trame d’autore della Città di Chieri (Torino) e negli anni successivi la Collezione Civica di Fiber Art, conosciuta oggi a livello internazionale.
Nel periodo 2001-2004 lavora al ciclo Metamorfosi, tecniche miste di grande formato ispirate al processo di trasformazione dell’habitat umano, in particolare quello metropolitano. Queste opere vengono esposte nel 2004 in una mostra/convegno dallo stesso titolo, organizzata con lo scultore performer Rudi Punzo (Sala delle Arti di Collegno).
Sono eventi che concludono in un certo modo un periodo artistico. Nell’ultimo decennio l’artista si è dedicata infatti prevalentemente alla pittura e al libro d’artista, una Pittura-poesia come l’ha definita Giuseppe De Filippo, in cui si fondono e
convivono immagine e scrittura in una narrazione che "trova il sogno nel quotidiano" secondo le parole di Riccarda Montenero.
Interessata alla condivisione artistica, la Shared Art, ama lavorare con altri artisti in progetti e opere collettive, partecipando ad eventi come le sessioni di pittura improvvisata Alea jacta, organizzati da Adriano Accattino ad Ivrea (2005-6). Nello stesso spirito partecipa al Simposio Internazionale di arte Contemporanea di Verbania (2003 e 2005) e all’ International European Artists Symposium di Essen (Germania, 2006 e 2007).
Numerose le mostre nella sua decennale carriera. Fra le personali recenti ricordiamo Diario bestiario, nell’ambito del progetto Il legame misconosciuto del Museo della Carale di Ivrea (2007, catalogo a cura di Adriano Accattino), Personnages al Palazzo Opesso di Chieri, (2008, catalogo a cura di Silvana Nota) e nel 2009 Tra l’anima e l’animale da Eleutheros e allo Studio Lucio Fontana, ad Albissola Marina (catalogo a cura di Giuseppe De Filippo).
Oltre che in Italia ha esposto in Francia, Olanda, Germania, Spagna, Ungheria e Svizzera. È membro dell’ European Artists e. v. . Vive e lavora a Torino.