Settembre 2009 - N° 81

Al MAGI ‘900
Riccardo Pezzoli
Paesaggio e astrazione


pezzoli-opera1Si è inaugurata sabato 5 settembre, al MAGI ‘900 di Pieve di Cento, la mostra personale Paesaggio e Astrazione di Riccardo Pezzoli, artista già presente nella Collezione Permanente del MAGI '900, dal 2006, anno in cui  il museo inaugurò la sua nuova ala con l'esposizione delle opere d'arte donate dagli artisti della Generazione anni Quaranta. La mostra è a cura di Beniamino Vizzini - Edizioni d'Arte Félix Fénéon.

Le opere di Pezzoli sono il risultato di una progressiva ricerca pittorica che parte dall'osservazione/ contemplazione e amore per il paesaggio e si evolve verso una pittura astratta. Attraverso una fase di ricerca che passa dal “visto” al “sentito”, inteso come aspetto emozionale. Cambia il livello d'osservazione: una prima ricerca viene fatta dipingendo dal vero, ma già con la volontà di iniziare a togliere e vedere il mondo come luogo abitato da forme armoniche e soprattutto felici accostamenti cromatici, non luogo abitato da cose a cui tutti diamo lo stesso nome (alberi, case,  strade, colline, ecc... ). Il lavoro prosegue poi in studio, dove l'ispirazione avuta  suggerisce  nuove immagini sempre più “asciutte”, in cui le forme/silhouette non sono più le stesse. Dove il paesaggio viene ricostruito, ripensato e misurato come una costruzione architettonica. Il cromatismo e la luce, invece, continuano a suggerire l'idea di una natura romantica, armonica che si riconosce attraverso l'emozione vissuta nell'accostarsi ad esse.

 

 



Galleria d’arte Villa Picena
DALLA CARTA ALLA PIETRA


Si è inaugurata il 28 agosto alla Galleria d’arte Villa Picena la mostra che ha per titolo: Dalla carta alla pietra. Nel titolo di questa esposizione sono condensate alcune problematiche relative all’arte plastica contemporanea e in generale a quella ricerca che riesce a far “parlare” i materiali in modi sempre più specifici e appropriati. Gli artisti, Terenzio Eusebi e Giuliano Giuliani entrambi ben noti al pubblico nazionale e marchigiano in particolare, sono rappresentanti di un modo di intendere l’arte in modo affatto personale. Entrambi hanno infatti sviluppato un proprio linguaggio al di fuori dalle correnti dominanti, proprio per riuscire a trasmettere integralmente il proprio pensiero, la propria poetica. Hanno inaugurato con successo sempre rinnovato, un percorso che li rende sempre riconoscibili pur situandosi dentro quell’arte contemporanea che sa confrontarsi con le rivoluzioni del Novecento.
Eusebi è portatore di un nomadismo stilistico che lo conduce a confrontarsi spesso con problemi tecnici sempre diversi, la sua posizione sembra tendere a qualcosa senza volerla veramente raggiungere completamente. Sembra di assistere alla proposizione dell’opera come In-finitum, come qualcosa da non completare mai interamente, come un work in progress eterno. Le sue forme, infatti, non sono mai chiuse, ma tendono naturalmente alla polisemia. Nei lavori in cui la carta è il medium prevalente sa creare situazioni in divenire, textures, reticoli, fratture, confini incerti, increspature delle superfici, sono sorgenti di misteri e di nuove avventure sensoriali. Le carte sono geografie di un mondo che si sta lentamente formando.
Giuliano Giuliani è invece uno scultore in purezza, la sua maniera di sentire la materia, il travertino, è tanto memoria e testimonianza artistica, quanto patrimonio personale di consanguineità. Ma anche il suo “sottrarre” è classico fino ad un certo punto perché lo scultore prosciuga la materia fino a svuotare il blocco e renderlo una pelle levìgata e fragile. In questo gioco di dare leggerezza a ciò che esprime interamente il contrario, ha scritto Valerio Dehò, vi è tutta la scultura del Novecento in quanto, messi di parte i dubbi rappresentativi, non rimane che spingere l’analisi dentro il rapporto tra forma e materia.
Molto interessante è come lui cerchi quel punto di rottura, di catastrofe, oltre il quale la materia collassa. Il riassemblaggio degli elementi porta poi dentro la poetica di Giuliani, l’irruzione del caso, quasi duchampiana per contrasto con la classicità della sua adesione alla scultura. La rigidezza, la fissità vengono ribaltate in un ordine che proprio perché casuale è provvisorio. Anche se la materia, resta comunque a testimoniare di una passione per lo scolpire come incessante manualità dell’uomo che contende il primato delle forme alla natura, in una lotta incessante.
La mostra di Villa Picena avvicina quindi due personalità forti e distinte, accomunate da un sentimento personalissimo del fare arte attraverso un dialogo silenzioso che consente, anche al pubblico meno abituato all’arte contemporanea, di comprenderne motivazioni e tensioni.

 

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un’opera di Terenzio Eusebi