Febbraio 2008 - N° 62

La prima mostra retrospettiva a Montefalco
Angelo Moriconi
nella pittura romana dal 1954 al 1977

moriconi-2È stata inaugurata a Montefalco nelle sale del Complesso Museale di San Francesco, lo scorso 8 dicembre 2007, la mostra antologica di Angelo Moriconi nella pittura romana dal 1954 al 1977. La mostra, patrocinata da: Mibac, Regione Umbria e Provincia di Perugia e cofinanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, resterà in esposizione fino all’8 marzo 2008. La mostra ricostruisce per la prima volta la figura di Angelo Moriconi, artista folignate morto all’età di 45 anni, presentandolo come uno degli artisti più interessanti ed originali del secondo dopoguerra italiano. “ Questa mostra – ha detto Valentino Valentini Sindaco di Montefalco, è in sintonia con l’idea del Comune che vuole portare nel complesso museale cittadino i grandi rappresentanti dell’arte nella storia dell’Umbria. Dopo la mostra ospitata sui viaggi di Herman Hesse in Italia e in Umbria in particolare, è un’occasione per dare lustro ad un artista che correva il rischio di essere dimenticato”. Mentre Alberto Cianetti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno che ha permesso il lavoro capillare di recupero di opere da cui sono state selezionate le 62 opere presentate, ha puntualizzato:  “Non è la prima volta che la fondazione collabora con il Comune di Montefalco. Finanziare progetti di recupero di artisti folignati e umbri è uno degli interessi primari della Fondazione”. Federica Bordoni coordinatrice della mostra: “È un recupero importante che illustra il percorso dell’artista folignate attivo a Roma nel dopoguerra. Moriconi infatti nel suo periodo di attività era tra i più apprezzati artisti del suo tempo ed ha esposto le sue opere in tutto il mondo, da Tokio a New York, dopo il grande successo ottenuto alla Biennale di Venezia nel 1966. La grandezza di questo artista, astratto ma non informale, che si distingue per il suo segno intimista e lirico, fanno di quella di Montefalco una mostra di rilevanza internazionale”. Due delle opere esposte sono state concesse dall’ambasciata italiana a Varsavia, opere che hanno raggiunto l’Italia con lo stesso volo che trasportava il primo ministro polacco in Italia. Durante l’inaugurazione della mostra, è intervenuta, in rappresentanza del Ministero dei Beni Culturali, Anna Mattirolo, direttrice del museo MAXI di arte contemporanea di Roma: “Quello che mi ha colpito di questa mostra è che il grande lavoro di recupero è stato fatto interamente da un piccolo centro e non da un grande museo. Finalmente dopo trent’anni il Ministero ha ripreso ad occuparsi di artisti italiani contemporanei; questo dà la possibilità di rimettere gli occhi su artisti che non hanno avuto negli anni il successo che meritavano”. Ad illustrare la mostra al vasto pubblico accorso all’inaugurazione c’erano gli esperti d’arte Italo Tomassoni e Bruno Toscano. La famiglia del Moriconi che ha messo a disposizione la maggior parte del materiale in mostra.


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Senza titolo (1976)



Biografia:
1932:
Angelo Moriconi nasce il 12 maggio a Fossato di Vico (Perugia) nella casa del nonno paterno, dal padre Antonio e dalla madre Rosa Gammaitoni. È il primogenito di tre figli.
1945 - 1947:
Il padre Antonio è ferroviere. Nel marzo del ’45, la famiglia si trasferisce da Fossato di Vico a Foligno presso le case popolari dei ferrovieri.
Qui Angelo supera con buon profitto i tre anni della Scuola d’Avviamento. La sua insegnante di italiano lo chiama "il poeta".
Frequenta quindi il biennio presso l’Istituto Tecnico Industriale.
In questo periodo, o alla fine del biennio di studi tecnici, prende diverse lezioni di disegno e pittura dal professor Ugo Scaramucci, noto pittore folignate.
1948 - 1952:
Si iscrive all’Istituto d’Arte di Perugia, dove si diploma nel 1952.
Un suo insegnante, il professor Luppatelli, che tiene Angelo in grande considerazione, lo raccomanda presso Giulio Turcato. Nel 1952 Angelo è già a Roma e risiede appunto in uno studio di Giulio Turcato.
Tra le sue prime prove pittoriche il paesaggio datato al ’52, testo "politicamente corretto" dal punto di vista tecnico, ma affatto privo di connotati personali, che ricordiamo qui per l’unico motivo della sua esposizione a Perugia nel 2002 alla mostra "Arte da Camera – Pittura  Scultura e Architettura nelle Collezioni della Camera di Commercio di Perugia" e della pubblicazione nel relativo catalogo.
1952 - 1953:
Primi soggiorni a Roma, dove frequenta l’ambiente artistico che si raccoglie intorno a Turcato, Cagli, Guttuso.
Il pittore Carl Timner, amico strettissimo, che poi sposerà Clara – sorella di Angelo – ricorda il fervore intellettuale di quegli anni e la bohèmè dei giovani artisti: “ci eravamo conosciuti nello studio di Cagli nel lontano 1954, giovanissimi, spinti alla conquista della vita e della pittura, allora tutt’uno. Assieme si ascoltavano i discorsi ed i racconti dei più grandi (Cagli, Carlo Levi, Turcato, Guttuso, Toti Scialoja …); si imparava sulla storia, sulla pittura, su posizioni politiche con le loro implicazioni sul da farsi. Andavamo insieme a Cinecittà a pitturare le decorazioni per qualche film: questo sì che portava soldini, che per il resto scarseggiavano assai!”
Dopo la frattura culturale che segna un solco fra astrattisti e realisti, stringe legami più stretti con il gruppo di Turcato, Perilli, Dorazio. Si trasferisce definitivamente a Roma.
1953 - 1957:
Insegna disegno e mosaico nel periodo estivo presso la "Art Workshop" di Positano diretta da Edna Lewis.
Alterna i soggiorni a Positano con i soggiorni a Roma; vive in un primo tempo in alcuni studi di Giulio Turcato in Via Margutta.
1957 - 1960:
Angelo vive a Roma con Gioacchino Nicolosi (medico e suo futuro collezionista) a Piazza Fiume, dopo la partenza di Carl Timner per Berlino. Nel 1959 si trasferiscono in una casa di Via dell’Anima.
Lavora con la Galleria Schneider (Rampa Mignanelli) e con lo studio di Charles Moses (Via Margutta). Frequenta il gruppo di Turcato, Perilli, Dorazio, Paolo Baggiani, Alberto Sartoris, Mario Molli, Ettorino Sordini.
1960:
Si sposa con Virginia Frantz Hataway, conosciuta a Positano, ricca ereditiera imparentata con la famiglia dei Rotschield (nata a New York nel 1924); dopo un breve soggiorno ai Parioli si trasferiscono in un appartamento in Via Giulia.
1960 - 1965:
Alterna l’attività romana con soggiorni a New York.
1963:
Dall'unione con Virginia Frantz Hataway nasce un figlio che muore subito dopo il parto.
1963 – 1964:
L’esperienza del figlio morto ispira la serie di opere sul tema “Poor Charlie Brown”.
1965 - 1974:
È attivo presso la stamperia Romero (con il gruppo Perilli, Turcato, D’Orazio).
1965:
(novembre) Angelo vive per un periodo in Via Angelo Brunetti, 54 (ex studio di Turcato) dopo la prima separazione dalla moglie.
1966 - 1968:
Insegna disegno presso il Liceo Artistico Statale di Frosinone.
1969:
Angelo, dietro le insistenze della moglie, lascia l’insegnamento.
1970:
Virginia Haytaway lascia l’appartamento di Via Giulia e si trasferisce a Castelcucco (Treviso), la separazione dalla moglie è definitiva.
Angelo insegna (sino al 1976) disegno e pittura nei corsi estivi tenuti a Cortona (Arezzo) dalla ‘University of Georgia’ (di Athens, USA).
1977:
Muore nella notte tra il 30 ed il 31 agosto a Roma presso l’ospedale San Camillo dove era degente da alcuni mesi a seguito delle complicanze di un intervento chirurgico. La notizia viene data da Nello Ponente, in "Paese Sera" del 4 settembre 1977: “ Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto è morto in un ospedale romano, dov’era degente da alcuni mesi, il pittore Angelo Moriconi. … pittore di finissimo gusto e di sicuri mezzi espressivi. Da una prima esperienza in cui avvertiva soprattutto la lezione di Cagli, si era andato orientando, in concomitanza con le ricerche di suoi coetanei o di poco più anziani (Novelli per esempio) verso una pittura di finissimi segni e di delicate zone cromatiche, che rivelava una indiscutibile originalità e la sincerità di una sua dimensione intima, definita da sfumature e sentimenti. Era in definitiva, nonostante la sua partecipazione attiva alla vita culturale romana e anche alla sua bohème, un artista solitario, timido per natura, introverso e per questo trascurato ingiustamente dalla maggior parte della critica. Proprio la sua costanza di ricerca, al contrario, e la sua interiorità ne facevano un pittore di tutto rispetto. Coltissimo, e non soltanto per cultura pittorica, era stato capace di fare necessarie meditazioni sugli aspetti che sentiva più congeniali della pittura contemporanea, non limitandosi in questo al panorama italiano, ma cercando altrove, in Paul Klee, ma anche in certe più recenti soluzioni segniche (da Pollock ad Afro), suggerimenti per proseguire il suo personale e articolato discorso che, sia pure con discrezione, si rilevava comunque forte e sicuro e , soprattutto carico di umana simpatia”.